Contenuti revisionati dal Dr. Alessandro Melis, farmacista
Fonti scientifiche verificate

Home » blog » Carenza di vitamina A: cause, sintomi e rimedi

Carenza di vitamina A: cause, sintomi e rimedi

Carenza di Vitamina A

La carenza di vitamina A in Italia e nei Paesi occidentali è molto rara: una dieta varia, che comprenda verdura colorata, uova, latticini e pesce, copre di norma il fabbisogno senza bisogno di integratori. I casi reali riguardano soprattutto persone con problemi di assorbimento dei grassi o con un’alimentazione fortemente sbilanciata. In questo articolo vediamo perché la vitamina A è importante, chi rischia davvero una carenza, come si manifesta e perché con questa vitamina l’eccesso può essere pericoloso quanto la mancanza, in particolare in gravidanza.

A cosa serve la vitamina A

La vitamina A è una vitamina liposolubile, cioè si scioglie nei grassi e viene immagazzinata soprattutto nel fegato. Il corpo la utilizza per diverse funzioni essenziali:

  • Visione, in particolare la capacità di vedere in condizioni di scarsa luminosità (visione crepuscolare).
  • Integrità di pelle e mucose, comprese quelle di occhi, vie respiratorie e apparato digerente.
  • Sistema immunitario, come supporto alle difese contro le infezioni.
  • Crescita, sviluppo cellulare e riproduzione.

Negli alimenti la troviamo in due forme. Il retinolo (vitamina A già pronta) è presente nei cibi di origine animale come fegato, uova, latticini e pesce grasso. I carotenoidi, tra cui il beta-carotene, sono i “precursori” contenuti nei vegetali colorati (carote, zucca, spinaci, peperoni, albicocche) che l’organismo trasforma in vitamina A secondo il proprio fabbisogno. L’assorbimento dei carotenoidi migliora se il pasto contiene un po’ di grassi, per esempio un filo di olio d’oliva.

Perché la carenza è rara in Italia

Come ricorda l’Istituto Superiore di Sanità, la carenza di vitamina A è molto rara nei Paesi occidentali. Il motivo è duplice: la vitamina è ampiamente distribuita in molti alimenti comuni e il fegato ne mantiene una riserva che copre lunghi periodi. Nei Paesi a basso reddito, invece, la carenza rimane una delle principali cause prevenibili di cecità infantile.

In Italia una carenza vera si sviluppa quasi sempre come conseguenza di un altro problema, non di una semplice dieta poco varia.

I gruppi realmente a rischio

  • Persone con malassorbimento dei grassi: celiachia non trattata, malattia di Crohn, fibrosi cistica, malattie del fegato o del pancreas e patologie delle vie biliari riducono l’assorbimento delle vitamine liposolubili.
  • Chi ha subito interventi di chirurgia bariatrica o presenta insufficienza pancreatica.
  • Persone con abuso cronico di alcol, che interferisce con l’utilizzo e il deposito epatico della vitamina.
  • Neonati e bambini con grave malnutrizione, situazione oggi eccezionale nei Paesi occidentali.

Se rientri in una di queste categorie, la valutazione della vitamina A va fatta insieme al medico nell’ambito del quadro clinico complessivo, non con l’auto-integrazione.

I sintomi della carenza

Quando la carenza è reale e prolungata, i segni più caratteristici riguardano gli occhi:

  • Cecità notturna (difficoltà a vedere al buio o in penombra): è spesso il primo segnale.
  • Xeroftalmia: secchezza e alterazioni della congiuntiva e della cornea che, nei casi gravi e non trattati, possono portare a danni permanenti della vista.
  • Pelle secca e ruvida e maggiore fragilità delle mucose.
  • Maggiore predisposizione alle infezioni, soprattutto respiratorie.
  • Nei bambini, rallentamento della crescita.

Attenzione però: sintomi come stanchezza o pelle secca sono generici e nella stragrande maggioranza dei casi non dipendono dalla vitamina A. Non vanno interpretati da soli come “carenza”: è il medico a valutare se serve un approfondimento.

Come coprire il fabbisogno con la dieta

Secondo i livelli di riferimento italiani, il fabbisogno per gli adulti è di circa 700 μg RAE al giorno per le donne e 900 μg RAE per gli uomini, con un aumento in gravidanza e allattamento. Coprirlo con l’alimentazione è semplice se il piatto è vario:

  • Verdura e frutta di colore arancione, rosso e verde scuro: carote, zucca, patate dolci, spinaci, peperoni, albicocche, melone.
  • Uova, latte e latticini.
  • Pesce grasso (per esempio sgombro e sardine).
  • Il fegato è ricchissimo di retinolo: proprio per questo va consumato con moderazione, ancor più in gravidanza (vedi sotto).

Aggiungere un filo di grasso buono al pasto, come l’olio d’oliva o altre fonti di grassi salutari, aiuta l’assorbimento dei carotenoidi. Una dieta di questo tipo, nell’ambito di un modello alimentare equilibrato come quello descritto nella nostra guida su come mangiare in modo sano ed equilibrato, rende l’integrazione superflua nella grande maggioranza delle persone.

Beta-carotene: la sicurezza dei vegetali

Un aspetto rassicurante riguarda il beta-carotene e gli altri carotenoidi presenti nei vegetali. A differenza del retinolo, l’organismo li converte in vitamina A solo in base al fabbisogno: se le riserve sono già sufficienti, la conversione rallenta. Questo meccanismo di autoregolazione fa sì che sia praticamente impossibile arrivare a una tossicità da vitamina A mangiando frutta e verdura, anche in grandi quantità.

L’unico effetto “collaterale” di un consumo molto elevato di alimenti ricchi di carotenoidi (per esempio moltissime carote o zucca) è la carotenodermia: una colorazione giallo-arancione della pelle, del tutto innocua e reversibile riducendo gli apporti. Non va confusa con l’ittero, che invece interessa anche il bianco degli occhi e ha cause diverse. In sintesi, i vegetali sono la fonte più sicura di vitamina A e quella da privilegiare per coprire il fabbisogno senza rischi.

Il problema opposto: l’eccesso di vitamina A

Con la vitamina A “di più” non significa “meglio”. Essendo liposolubile, si accumula nell’organismo e dosi elevate assunte a lungo possono diventare tossiche (ipervitaminosi A). I segni di un eccesso cronico possono comprendere nausea, mal di testa, vertigini, secchezza e desquamazione della pelle, perdita di capelli, dolori ossei e, nei casi gravi, danni al fegato.

Importante: il rischio riguarda il retinolo (forma animale e integratori), non il beta-carotene degli alimenti vegetali, che l’organismo converte in modo controllato. Per questo la tossicità nasce quasi sempre da integratori assunti senza indicazione o da un consumo eccessivo di fegato.

Gravidanza: attenzione particolare

In gravidanza dosi elevate di vitamina A preformata (retinolo) sono teratogene, cioè possono causare malformazioni al feto. Per questo motivo:

  • Non si assumono integratori di retinolo se non su preciso consiglio medico.
  • Si limita o evita il fegato e i prodotti a base di fegato (patè), particolarmente ricchi di retinolo.
  • Il beta-carotene di frutta e verdura, invece, non presenta questo rischio ed è la fonte da privilegiare.

Se in gravidanza hai dubbi sull’alimentazione o assumi integratori multivitaminici, parlane con il ginecologo o il farmacista per controllare il contenuto di vitamina A.

Il farmacista risponde

Devo prendere un integratore di vitamina A “per sicurezza”?

Nella maggior parte dei casi no. Con una dieta varia il fabbisogno è coperto e l’integrazione non necessaria può avvicinare ai livelli di eccesso, soprattutto se si sommano più prodotti. L’integrazione ha senso solo in situazioni cliniche specifiche (malassorbimento, carenze accertate) e va gestita dal medico.

Le carote fanno davvero bene alla vista?

In parte è vero: il beta-carotene delle carote è un precursore della vitamina A, che serve alla visione crepuscolare. Ma questo aiuta a prevenire una carenza, non a migliorare una vista già normale né a correggere difetti come la miopia. Mangiare carote non “potenzia” gli occhi oltre il fabbisogno.

Come faccio a sapere se ho una carenza?

Non si stabilisce dai sintomi generici. Se hai fattori di rischio (malattie intestinali, del fegato, del pancreas, abuso di alcol) o disturbi visivi al buio, parlane con il medico, che potrà eventualmente prescrivere gli esami adeguati e interpretarli nel contesto clinico. L’autodiagnosi con questa vitamina è particolarmente sconsigliata.

Fonti di questo articolo

  • Istituto Superiore di Sanità – ISSalute, Vitamina A: cos’è, dove si trova e a cosa serve. Disponibile su issalute.it.
  • Istituto Superiore di Sanità, Decalogo: nutrizione e sicurezza alimentare in gravidanza (indicazioni su fegato e vitamina A). Disponibile su iss.it.
  • EFSA – Autorità europea per la sicurezza alimentare, Scientific Opinion on the Tolerable Upper Intake Level for preformed vitamin A and β-carotene (parere su dosi massime tollerabili e teratogenicità del retinolo).

✔ Revisionato dal Dr. Alessandro Melis, farmacista — chi cura i contenuti di FarmaGPT
Contenuto elaborato con il supporto dell’intelligenza artificiale e verificato prima della pubblicazione. Ha finalità informative e non sostituisce il parere del medico. Leggi il disclaimer.

Categorie: