Il cateterismo intermittente è lo svuotamento della vescica con un catetere sottile monouso che si inserisce solo per pochi minuti, più volte al giorno, e poi si rimuove. Per chi non riesce a svuotare la vescica in modo naturale — per una lesione midollare, la sclerosi multipla, una vescica neurologica o una ritenzione cronica — è oggi il metodo di riferimento raccomandato dalle linee guida urologiche europee: rispetto al catetere fisso protegge meglio da infezioni e complicanze e restituisce autonomia. Lo dico subito, perché è la cosa più importante: le prime volte sembrano un ostacolo enorme, ma con l’addestramento giusto diventa un gesto di pochi minuti, come lavarsi i denti. E la vita — lavoro, viaggi, sport, affetti — continua.
Perché “intermittente” è meglio di “fisso”
Una vescica che non si svuota completamente è un problema serio: il ristagno di urina favorisce infezioni e calcoli e, a pressioni elevate, può danneggiare i reni. Il cateterismo intermittente imita il ritmo naturale della vescica: riempimento e svuotamento completo a intervalli regolari, senza lasciare corpi estranei in sede per giorni. È per questo che, quando è praticabile, viene preferito al catetere a permanenza: meno infezioni, meno complicanze uretrali, niente sacca fissa, più libertà. La tecnica usata a domicilio è quella “pulita” o “no-touch”: non serve la sterilità da sala operatoria, ma un’igiene rigorosa e materiale monouso.
I dispositivi: come orientarsi
I cateteri per autocateterismo sono sottili, flessibili e monouso. Le differenze principali:
- Cateteri idrofili: hanno un rivestimento che, attivato dall’acqua (spesso già inclusa nella confezione), li rende estremamente scivolosi. Riducono l’attrito sull’uretra e sono oggi i più utilizzati; le revisioni sistematiche indicano un minor rischio di infezioni e traumi uretrali rispetto ai cateteri non lubrificati;
- cateteri pre-lubrificati o con gel: pronti all’uso, pratici fuori casa;
- set compatti: cateteri tascabili, con sacca di raccolta integrata per quando non c’è un bagno accessibile, in formati discreti (simili a una penna o a un astuccio per cosmetici);
- le misure (lunghezza maschile/femminile, calibro in Charrière) e il tipo di punta li stabilisce il medico o lo stomaterapista: non si cambiano da soli.
In Italia i cateteri per autocateterismo sono dispositivi erogati dal Servizio Sanitario Nazionale su piano terapeutico: la trafila (prescrizione, autorizzazione ASL, ritiro) cambia da regione a regione, e in farmacia possiamo aiutarti a orientarti tra moduli e forniture.
Come si esegue: i principi (l’addestramento è del professionista)
La tecnica si impara di persona, con un infermiere o un urologo che ti segue finché non sei autonomo: nessuna guida scritta sostituisce quell’addestramento. Questi sono i principi che poi restano validi ogni giorno:
- mani pulite, sempre: lavaggio con acqua e sapone (o gel idroalcolico se sei fuori casa) prima di toccare il materiale;
- igiene intima con acqua e sapone o salviette dedicate, dall’avanti verso l’indietro nella donna;
- tecnica no-touch: il corpo del catetere non si tocca direttamente; si maneggia dall’imballo o dall’apposita aletta;
- mai forzare: se trovi resistenza, fermati, respira, riprova con calma; se non passa, contatta il tuo riferimento sanitario;
- svuotamento completo: a fine flusso si ritira il catetere lentamente, per drenare anche l’ultima urina;
- monouso significa monouso: il catetere si usa una volta e si getta; niente lavaggi e riutilizzi.
Quante volte al giorno?
Lo schema tipico è di 4-6 cateterismi al giorno, ma la frequenza giusta è quella prescritta dal tuo urologo, spesso guidata dai volumi: indicativamente si punta a non superare i 400-500 ml per svuotamento. Se raccogli regolarmente volumi maggiori, servono cateterismi più frequenti (o più attenzione ai liquidi serali); uno degli orari più utili è poco prima di dormire, per evitare la sovradistensione notturna. Il diario minzionale — orari, volumi, sensazioni — è lo strumento migliore per tarare lo schema con il medico.
La vita quotidiana: pratica, non teoria
- Fuori casa: porta sempre uno o due cateteri di scorta, gel igienizzante e, se li usi, i set con sacca integrata; una piccola pochette risolve la discrezione;
- viaggi: scorte abbondanti in bagaglio a mano (mai solo in stiva), e per l’aereo un certificato del medico in inglese evita discussioni ai controlli;
- idratazione: bere regolarmente (indicativamente 1,5 litri al giorno, salvo diverse indicazioni mediche) mantiene l’urina diluita e riduce il rischio di infezioni: ridurre i liquidi per cateterizzarsi meno spesso è un errore che si paga;
- lavoro, sport e intimità: nessuna preclusione di principio; anche la vita sessuale è pienamente compatibile, e parlarne con l’urologo o lo stomaterapista — senza imbarazzo, lo fanno ogni giorno — scioglie i dubbi pratici;
- emotività: è normale attraversare fasi di rifiuto o scoraggiamento, all’inizio. Le associazioni di pazienti e i centri di riabilitazione offrono supporto e “trucchi” di chi ci è già passato. Chiedere aiuto è parte della terapia.
Se convivi anche con perdite tra un cateterismo e l’altro, può esserti utile la nostra guida su incontinenza urinaria: capire, gestire e trattare; e per chi affronta un percorso con stomia urinaria o intestinale c’è la guida alla gestione della stomia nel quotidiano.
Quando andare dal medico
Contatta il medico, l’urologo o l’infermiere di riferimento se compaiono:
- febbre con brividi, dolore al fianco o urine torbide e maleodoranti con malessere: possibile infezione urinaria “vera”, da trattare (la semplice presenza di batteri nelle urine senza sintomi, frequente in chi si cateterizza, di norma non si tratta);
- sangue evidente nelle urine o sanguinamento uretrale che non si limita a qualche traccia occasionale;
- dolore o resistenza nuova all’inserimento, o impossibilità a inserire il catetere: in caso di vescica piena e catetere che non passa, serve una valutazione urgente;
- perdite di urina tra i cateterismi che prima non c’erano, o volumi drenati in netto cambiamento: lo schema va probabilmente rivisto;
- irritazioni o lesioni dei genitali che non migliorano con l’igiene e le creme barriera.
Il farmacista risponde
Il cateterismo intermittente fa male?
Con i cateteri moderni idrofili o pre-lubrificati e la tecnica corretta, no: la maggior parte delle persone descrive al massimo un fastidio iniziale, che si riduce con la pratica. Dolore persistente, bruciore marcato o sangue non sono “normali” e vanno riferiti: spesso basta cambiare tipo o calibro di catetere, o rivedere la tecnica con l’infermiere.
Posso riutilizzare un catetere “solo per emergenza”?
In Italia i cateteri in commercio sono monouso e il riutilizzo non è raccomandato: pulizia domestica e conservazione non garantiscono l’igiene del dispositivo. La vera soluzione all’emergenza è organizzativa: scorte distribuite tra casa, auto, borsa e luogo di lavoro. Se hai difficoltà con le forniture ASL, parlane con il tuo medico e con la farmacia: quasi sempre si trova il modo di non rimanere mai senza.
Devo prendere qualcosa per prevenire le infezioni?
La prevenzione più efficace è quella meccanica: mani pulite, tecnica no-touch, svuotamenti completi e regolari, buona idratazione. Gli antibiotici “preventivi” non si usano di routine (selezionano batteri resistenti) e si riservano a casi particolari decisi dallo specialista. Integratori come il cranberry o il D-mannosio hanno prove limitate in chi pratica cateterismo: se vuoi provarli, parlane prima con medico o farmacista, soprattutto se assumi anticoagulanti o altri farmaci.
Fonti di questo articolo
- EAUN – European Association of Urology Nurses, “Urethral Intermittent Catheterisation in Adults” – Evidence-based Guidelines (2024)
- Rognoni C, Tarricone R. “Intermittent catheterisation with hydrophilic and non-hydrophilic urinary catheters: systematic literature review and meta-analyses”, BMC Urology 2017 — PMID 28073354, DOI 10.1186/s12894-016-0191-1
- EAU – European Association of Urology, “Guidelines on Neuro-Urology”
✔ Revisionato dal Dr. Alessandro Melis, farmacista — chi cura i contenuti di FarmaGPT
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